31. ago, 2018

Come nasce l'hamburger italiano.

Intro

Ci sono avvenimenti nella storia di una nazione che possono influenzare completamente lo stile di vita e di pensiero di un'intera popolazione, stiamo parlando degli anni 70 (tutto cominciò nel 1969 a piazza Fontana), gli anni di piombo.

Erano anni cupi, fatti di protesta e terrorismo dove ci si faceva giustizia da soli.

Nei primi anni 80 l'Italia aveva bisogno di spensieratezza, una nuova generazione si affacciava sulle strade del bel paese, a Milano prendeva corpo lo stile modaiolo fatto di passeggiate lungo i navigli ed aperitivi la sera.

La nascita dei Burghy

Il mito americano era nella testa dei giovani e Steve Mcqeen dominava la scena come simbolo americano da trent'anni.

L'intuizione nacque da qui, dai fast-food americani, dai giovani che passeggiando per strada avevano l'opportunità di fermarsi a mangiare un panino con una spesa contenuta, alla portata di tutti.

Il potenziale era alto, e l'Italia aveva un'arma in più, la qualità degli ingredienti.

I primi a fiutare il businees furono quelli di Sme, già leader nel mercato degli alimenti con la catena dei supermercati GS.

L'idea era tanto semplice quanto ingegnosa, panini con hamburger accompagnati da patatine e coca cola, pochi ed altrettanto semplici gli altri alimenti del menù.

Era il 1981 ed in Piazza San Babila nasceva il primo burghy, a cui seguiranno altri cinque ristoranti sempre a Milano.

L'idea era vincente ma andava coltivata e la direzione di Sme non riusciva a seguire le evoluzioni di mercato. Fu così che dopo solo quattro anni svendette il marchio, in perdita, sul mercato.

La svolta

La catena suscitò curiosità in una società modenese specializzata nella produzione e distribuzione di carni bovine, il gruppo Cremonini.

In quegli anni Cremonini stava ampliandosi entrando nel campo della ristorazione, a Milano aveva già acquisito Sofile e sul lungo mare di Rimini nasceva il fast food Italy & Italy. Nel 1985 finalizzò l'acquisizione di Burghy e in provincia di Varese, a Castelletto Ticino, nacque il primo fast food drive in Italia.
Il potenziale non si discutevae le idee evano all'avanguardia ma per qualche motivo le entrate non decollavano anzi il gruppo continuava a perdere.
Nel 1988 però accade qualcosa, rientrava dall'America, fresco di laurea alla Boston University, il rampollo della famiglia Cremonini, il venticinquenne Vincenzo.

Gli venne assegnato il compito di gestire la catena milanese Burghy ed il Gruppo decise di investire nel settore acquisendo Quick e Burger One.

Il segreto di un successo storico

Nel 1989 Burghy, Italy & Italy, Quick e Burger One erano ormai tutte proprietà del gruppo Cremonini. A poco a poco aveva conquistato l'egemonia nella ristorazione e del fast food Italiano.

Decise così, per una migliore e più snella gestione della catena, di raggruppare tutto sotto il brand Burghy.

Le grandi catene straniere per entrare nel mercato italiano dovevano fare i conti con Burghy e l'unica soluzione possibile era l'acquisizione.

L'avvento delle Multinazionali

Dopo soli 11 anni la catena, sotto la proprietà della Foodservice System Italia S.p.a., contava 96 locali e fatturava 220 miliardi ogni anno.

Si fece avanti allora Mc Donald e Cremonini ebbe l'ennesima intuizione vincente.

Il colosso americano nel 1996 offrì loro 200 miliardi per l'acquisizione ed il gruppo si mostrò favorevole, gli americani vollero una garanzia di non concorrenza e Cremonini ottenne l'esclusività nella fornitura delle carni per i successivi cinque anni. Cremonini dichiarerà: "Quella cessione è stata una fortuna per chi ha comprato come lo è stata per chi ha venduto".

Fin così la storia di un marchio glorioso che lasciò da vincente la scena del fast food in Italia.