9. mag, 2017

continuano a chiudere le piccole attività

CHIUSURE ATTIVITA' 2016


Le piccole attività al dettaglio legate al settore alimentare in Italia sono nate non come vere e proprie imprese, ma ereditate dai genitori, quindi aperte in tempi dove nel quartiere c'era proprio necessità di quel negozio e andavano a riempire un vuoto di settore e funzionavano; oppure, da qualche dipendente che dopo aver lavorato per molto tempo in quei negozi o nella grande distribuzione, decide che si è stancato di prendere ordini e si reputa una persona che sa fare bene il suo lavoro e sceglie di mettersi in proprio, non per creare una grande azienda, ma per portare a casa uno stipendio superiore alla media o a quello che prendeva prima.

In entrambi i casi la bravura e la professionalità che possono avere non è supportata da una preparazione di marketing rivolta ad acquisizione di nuovi clienti in un mercato che si è evoluto in maniera esponenziale. E’ proprio per questo che nascono e chiudono velocemente queste piccole realtà.

Non ci credi? Leggi l’articolo che ho scritto con i dati della CONFCOMMERCIO.

 

Continuano a chiudere i piccoli negozi.

Il 2016 è stato un anno nero, purtroppo non il primo, per le piccole attività nei paesi e nei quartieri delle diverse città per i negozi alimentari legati alla piccola distribuzione in tutto il territorio italiano. I dati diffusi dalla Confcommercio indicano che la variazione mensile di negozi tra il 2015 e il 2016 sia pari al -0,8%, equivalente a una riduzione mensile di 754 attività commerciali dedicate alla vendita di cibi e bevande. Spesso si tratta di persone anziane con maggiori difficoltà. Le chiusure definitive delle piccole attività commerciali nell'ambito alimentare sono più numerose degli anni passati anche, se, la chiusura delle imprese non ha raggiunto i livelli del 2012-2013. Tutte le regioni hanno un segno negativo sul bilancio delle aperture e chiusure di piccoli negozi del settore alimentari, ma il dato più sorprendente è la breve durata delle nuove attività commerciali che, sembrano essere le più colpite, forse per alcune lacune nella conoscenza del mercato.


L’economia non riparte e i primi a farne le spese sono i commercianti. La Confesercenti ha diffuso uno studio in cui si dimostra che l'andamento degli ultimi cinque anni segua un trend fortemente negativo. Dal 2011 hanno cessato la propria attività circa 140 mila negozi. Le 114 aperture quotidiane sono state superate dalle 190 chiusure quotidiane. Le imprese perse giornalmente sono così 76. La regione più colpita dalla crisi delle attività commerciali è la Sicilia. Mentre la città che ha perso più negozi è Roma. A influire sulla decisione di non proseguire con la vendita dei generi alimentari e non, sono la competizione agguerrita e la pressione fiscale particolarmente elevata. Oltre alle imposizioni sul reddito ci sono IMU e TARI a pesare sul bilancio dei negozi e va precisato che molti dei fallimenti si registrano tra le nuove attività. La maggior parte non riesce a superare i primi tre anni. Alcuni rapporti comprendenti la grande distribuzione segnalano una maggiore tenuta del settore, ma la cessata attività riguarda principalmente i negozi di piccole e medie dimensioni. Confcommercio ha avanzato una serie di istanze al governo per agevolare i commercianti e per ridurre le spese, come ad esempio di intervenire sulla locazione applicando la cedolare secca.

Giuseppe Tropeano