8. mag, 2017

crollo consumo carne rossa 2016

Crollo consumo carne rossa, ecco di quanto sono diminuite le vendite nel 2016.

 

Questo articolo è stato scritto solamente per renderci conto di quanto potenziale fatturato può essere recuperato in una nazione come la nostra dove il popolo italiano dimostra sempre che si dimentica velocemente le cose.

Mi spiego meglio: sicuramente i mass media hanno amplificato il problema che può esserci con l'abuso di carne rossa, ma è pur vero che chi di voi è stato travolto da "mucca pazza" ricorderà che il crollo è stato superiore, eppure lentamente i consumi sono rientrati.

Con questo non voglio insinuare che il popolo italiano è una massa di caproni, anzi, è solo per farti capire che una forte azione di marketing che amplifica la tua professionalità e preparazione tecnica, aiuta il consumatore a capire i veri rischi del consumo di carne rossa e ricominciare a consumare in modo corretto, dimenticando molto prima le paure inculcate dai media o da vegani convinti che siamo dei mostri.

Negli ultimi anni, complici le mode che vedono sempre più persone seguire diete vegetariane o vegane (non sempre per un reale convincimento animalista, ma spesso per noia o per cercare di distinguersi dalla massa), il consumo della carne in Italia è letteralmente crollato.

Ma dare la colpa di questo fenomeno esclusivamente alle mode e al progressivo affermarsi della filosofia vegana come scelta improntata alla salute, sarebbe errato. I media e alcune ricerche scientifiche settoriali, riportate spesso in maniera parzialmente inesatta e incompleta, hanno avuto infatti una grossa parte di responsabilità nel fenomeno del crollo del consumo di carne. A dare origine al fenomeno e ad un crescente sospetto nei confronti della carne, soprattutto quella rossa e lavorata, è stato in primis l'utimo rapporto dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che fa parte dell'OMS. Era facile prevedere che il rapporto, incentrato sulla possibile correlazione tra il consumo di carne lavorata (salumi, insaccati e carne in scatola) e l'insorgere di alcune specifiche tipologie di tumori (cancro allo stomaco e al colon-retto, ma anche tumori "ormone-dipendenti" come quello al seno, alla prostata e all'endometrio), avrebbe determinato conseguenze anche piuttosto pesanti sul mercato della carne. Eppure nessuno avrebbe potuto prevedere un tale impatto negativo, ovvero una diminuzione di ben il 20% del volume di acquisto.

Un brutto colpo, senza dubbio, che tuttavia non è irreversibile. Anzi. Non è la prima volta che il mercato della carne subisce gravi ripercussioni in seguito a scandali spesso infondati: basti pensare a quanto successe negli anni Novanta quando si diffuse l'allarme relativo al cosiddetto "morbo della mucca pazza", quando il settore perse di botto dal 50% all'80% del fatturato. Eppure, passato il momento critico del panico collettivo del tutto irrazionale, il settore si riprese molto bene ,addirittura veleggiava attorno al fatturato pre-crisi. In Italia si tratta di un volume di affari che si aggira sui 32 miliardi e che coinvolge in maniera attiva ben 180mila posti di lavoro.

Una flessione in negativo del 20% senza dubbio incide sul settore, ma gli italiani sono abitudinari e si tranquillizzano facilmente quando, come sta accadendo attualmente, gli studi vengono commentati e spiegati da esperti che in questo caso hanno subito puntualizzato che c'è differenza tra le varie carni, perché cambia la filiera, cambiano i Paesi di provenienza delle carni e di conseguenza cambiano gli additivi e i conservanti utilizzati: il Prosciutto di Parma, dunque, è un prodotto molto diverso rispetto alla carne in scatola da discount, né si può equiparare a prodotti del genere. Non solo, perché stanno già cominciando a circolare spiegazioni autorevoli e illuminate di specialisti che fanno notare come lo studio dell'IARC non consigli assolutamente di limitare il consumo di carne rossa, soprattutto lavorata, ma semplicemente di non eccedere. Viceversa, un consumo consapevole - come del resto è quello che caratterizza la dieta mediterranea, molto meno ricca di grassi animali rispetto a quanto accade nel resto dell'Europa - è fondamentale per la salute, visto che attraverso la carne si assumono vitamine e nutrienti indispensabili per il benessere dell'organismo come la B 12 e il ferro.

Da parte di noi operatori è sempre opportuno essere professionali cercando di educare il cliente ad una dieta controllata e salutare,

Giuseppe Tropeano